Articolo di Andrea Vannini

Biologo ambientale appassionato dello studio e della conservazione delle zone umide e degli ambienti acquatici in generale. Ha svolto ricerche sull’impatto delle Gambusie verso le specie protette di anfibi italiani. Si occupa di monitoraggio ecologico, progettazione naturalistica e ripristino ambientale. Attivo nella divulgazione scientifica e nell’educazione ambientale.

Andrea Vannini

Ogni anno nel periodo primaverile-estivo i mezzi di informazione ci esortano a inserire nei nostri laghetti i “pesci mangia-zanzare”, le Gambusie, e i negozi di animali ne sono quasi sempre forniti.

Ma le gambusie sono veramente questi “pesci miracolosi”? O la loro introduzione in laghetto nasconde delle insidie che minacciano l’equilibrio ecologico e la biodiversità del nostro mini ecosistema? Conosciamo meglio questo pesce, i pro (pochi) e contro (molti) del suo allevamento in laghetto.

Gambusie
Gambusie in un ambiente acquatico.

Le gambusie

Le uniche due specie di Gambusia introdotte in Europa sono la Gambusia occidentale (Gambusia affinis) e la Gambusia orientale (G. holbrooki), entrambe note anche come “mosquitofish”, pesci delle zanzare.

Le due specie differiscono tra loro solo per caratteri morfologici apprezzabili con esame al microscopio, e si ibridano molto facilmente per cui risalire alla specie partendo dagli esemplari presenti in commercio può essere complesso.

In generale, G. affinis presenta 6 raggi nella pinna dorsale e 9 nella pinna anale, mentre G. holbrooki ha 7 raggi dorsali e 10 anali. Gli ibridi possono presentare caratteristiche intermedie. La loro ecologia è comunque praticamente identica.

Distribuzione naturale

L’areale di G. affinis si estende dal New Jersey meridionale al Messico, incluso anche il bacino idrografico del Mississippi dall’Indiana centrale fino alle coste del Golfo del Messico.

L’areale di G. holbrooki si estende invece per tutti gli Stati Uniti orientali, fino alle parte settentrionale della Florida.

Introduzioni ad opera dell’uomo

Entrambe le specie sono state introdotte in tutto il mondo dall’uomo durante i primi decenni del XX secolo, per contrastare gli insetti vettori di malattie.

Attualmente la loro presenza è confermata in 113 stati del mondo, con popolazioni alloctone in tutti i continenti fatta eccezione per l’Antartide. Anche negli stessi Stati Uniti è stata traslocata in moltissimi territori al di fuori dell’areale originario.

In Italia G. affinis è stata introdotta per la prima volta nel 1927 dall’Illinois, mentre G. holbrooki nel 1922 dal North Carolina.

Habitat naturale e abitudini

Le gambusie hanno dieta polifaga generalista, composta da detrito e zooplancton fino ad arrivare a macroinvertebrati e addirittura piccoli vertebrati.

Studi condotti nel mondo, Italia inclusa, hanno dimostrato che possono arrivare ad inghiottire larve di anfibio (rane, rospi, raganelle, tritoni) grandi quasi quanto la metà del loro corpo.

L’habitat di elezione è costituito da acque poco profonde e mediamente calde prive di piante galleggianti, oppure aree con vegetazione sommersa.

In realtà le due specie mostrano una grande tolleranza ecologica, potendo vivere tranquillamente in acque termali molto calde (fino a +40°C) e in regioni dove la temperatura invernale dell’acqua si avvicina allo zero (sopravvivono fino a +0,5°C). Tollerano anche acque moderatamente salmastre.

Riproduzione

Come tutti i membri della famiglia Poeciliidae, le Gambusie sono vivipare e la fecondazione è interna.

Il maschio presenta la pinna anale modificata in organo copulatore chiamato “gonopodio”, che utilizza per introdurre lo sperma nell’apertura genitale della femmina.

I maschi sono molto più piccoli raggiungendo al massimo i 3,5 cm di lunghezza, mentre le femmine possono arrivare ad essere lunghe 6,5 cm.

In Europa la riproduzione si attiva quando la temperatura dell’acqua raggiunge i 15-16°C ed ha il suo culmine in estate.

Ciascuna femmina può generare fino a 86 avannotti per ogni ciclo riproduttivo, ed un singolo accoppiamento fornisce sperma sufficiente per più “parti”.

Possono essere prodotte fino a 2 – 3 generazioni ogni anno. Gli avannotti sono immediatamente autosufficienti e raggiungono la maturità sessuale in circa 4 settimane.

La durata media della vita è di circa 2 anni per le femmine, meno di un anno per i maschi.


Femmina

Maschio

Le gambusie: specie aliene invasive

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha inserito le gambusie tra le 100 specie aliene invasive più nocive del mondo.

In Australia l’hanno addirittura ribattezzata DAMNbusia, il “pesce dannazione”.

Trattandosi di predatori opportunisti, in qualunque luogo siano stati introdotti oltre che di larve di zanzara hanno iniziato a nutrirsi di tutto quel che l’ambiente offriva, tra cui zooplancton, macroinvertebrati, uova e avannotti di specie autoctone di pesci, uova e larve di anfibi.

Sono inoltre particolarmente abili a colonizzare nuovi ambienti:  possono spostarsi in acque profonde anche solo 3 mm e sfruttare canali, piccoli rivoli e condutture per disperdersi in nuovi siti. Anche una sola femmina fecondata è capace di generare una nuova popolazione stabile quando colonizza un habitat, e le due specie sono estremamente tolleranti riguardo ai livelli di inquinamento e di ossigeno disciolto in acqua.

In Europa le gambusie sono gli unici vertebrati acquatici vivipari, risultano quindi in grado di sovra-competere rapidamente le altre specie in tutti gli ambienti nel quale arrivano, non avendo specifici nemici naturali e riproducendosi molto velocemente.

Mediamente, in quanto vivipari, hanno un tasso metabolico molto più elevato di pesci ovipari di pari taglia, per cui si nutrono di quantitativi maggiori di cibo.

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che:

  • danneggiano le popolazioni autoctone di piccoli pesci ovipari (es. Nono, Aphanius fasciatus), dei quali divorano uova e avannotti e con cui competono per le risorse alimentari;
  • mangiano attivamente lo zooplancton filtratore (es. dafnie), favorendo lo sviluppo del fitoplancton unicellulare (“acqua verde”);
  • possono contribuire a intorbidire l’acqua quando cercano il cibo sul fondale;
  • cacciano le uova e le larve degli anfibi, contribuendo a favorirne l’estinzione a livello locale;
  • alterando le condizioni ambientali dell’habitat, possono favorire l’arrivo di altre specie aliene invasive.

In tutto il mondo, le gambusie sono considerate concausa di estinzione o rarefazione di specie animali autoctone, oltre che causa diretta o indiretta di alterazione ecologica degli ambienti di acqua dolce, specialmente quelli di piccola dimensione.

Nei casi più estremi, vengono messi in atto piani di contenimento o di eradicazione delle gambusie per favorire la conservazione degli habitat di pregio naturalistico e specie particolarmente in pericolo di estinzione.

In Italia non esiste purtroppo alcuna normativa che vieti il commercio delle gambusie o che ne sostenga il contenimento e l’eradicazione.

Dopo le massicce introduzioni per combattere le larve delle zanzare vettrici della malaria, questi pesci si sono diffusi un po’ ovunque, anche nelle lagune salmastre costiere, causando gravi danni alla biodiversità.

Pro e Contro delle gambusie in laghetto

PRO:

  • si tratta di un pesce estremamente resistente e adattabile, capace di vivere anche in acqua di non ottima qualità e in spazi ristretti, mangiando di tutto.

CONTRO:

  • una volta inserito spazza via tutte le forme di vita animale che è capace di predare, banalizzando l’ambiente del laghetto e impoverendone la biodiversità, e di conseguenza l’equilibrio ecologico;
  • favorisce i fenomeni di “acqua verde”;
  • in poco tempo satura lo spazio disponibile, costringendo a “sfoltire” la popolazione e ad accumulare pesci che NON possono essere rilasciati in natura!
  • trasforma il laghetto in un semplice contenitore di acqua con dei pesci, non più ecosistema;
  • impedisce la colonizzazione spontanea da parte della fauna locale (insetti acquatici, anfibi, ecc.), spesso protetta e bisognosa di nuovi habitat per la sopravvivenza in natura.

Ricordiamo che il “mito” delle gambusie in laghetto nasce dalla leggenda popolare che un laghetto in giardino sia inevitabilmente un attrattore e un serbatoio di zanzare.

Si tratta di una concezione errata che risale ai tempi della lotta alla malaria. Le zanzare vettrici della malaria hanno delle ben precise esigenze di habitat per la riproduzione, che non sono quelle di un comune laghetto domestico che pertanto viene evitato.

Le zanzare più comuni negli ambienti urbani e periurbani sono la zanzare tigre (Aedes albopictus) e le zanzare marroni del genere Culex.

La zanzara tigre non depone le proprie uova nei laghetti, è specializzata nel deporre in cavità negli alberi o, in mancanza, in piccolissime raccolte di acqua temporanee, molto calde e poco profonde (sottovasi, tombini, bidoni, copertoni…).

Le zanzare marroni depongono le uova in specchi d’acqua ad uno stadio iniziale della loro evoluzione: allagati di recente, privi o quasi di predatori e vegetazione acquatica, poco popolati da competitori alimentari. Veri e proprio organismi “pionieri” incapaci di sopravvivere in laghetti ben maturi ed equilibrati, ricchi di biodiversità.

L’unica fase critica risulta essere quindi il breve lasso di tempo che segue il primo riempimento, quando effettivamente le zanzare possono trovare condizioni adatte al loro ciclo vitale.

E’ comunque possibile bypassare questa fase (peraltro molto breve, poche settimane) favorendo immediatamente una grande complessità ambientale all’interno del laghetto:

  • zone ad acqua bassa e zone più profonde,
  • una grande varietà di piante (meglio se autoctone) adattate alle varie zone di allagamento,
  • la presenza di piccoli rifugi sulle sponde (anche dei semplici legni o sassi) per favorire la colonizzazione spontanea da parte di animali come anfibi e insetti,
  • l’inserimento di una buona quantità di organismi detritivori come chiocciole acquatiche (Viviparus, Planorbarius) e crostacei (Daphnia, Asellus, Palaemonetes ove non protetti, ecc.. ).

In queste condizioni, le gambusie semplicemente non serviranno poiché le zanzare non troveranno mai un sito adatto alla loro riproduzione.

Progettare un vero “laghetto-ecosistema” può sembrare difficile, ma la progettazione ecologica è una strategia lungimirante che garantisce risultati più stabili e anche più belli dal punto di vista estetico.

E’ sempre possibile comunque richiedere l’aiuto di un esperto per realizzare un laghetto “biodiverso”, che dà occasione di avere sotto casa un quadro vivente e di fare interessantissime osservazioni naturalistiche, contribuendo a conservare la biodiversità delle nostre zone umide, sempre più minacciate.

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